La difesa demografica ed economica

 

Le anime dei figli non concepiti grideranno contro i genitori nel Giudizio Universale

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

NEI miei scritti di psicopolitica degli anni ’60 e ‘70 ho cercato di chiarire i nessi intercorrenti tra l’odio per il controllo delle nascite che ha accomunato per secoli i fautori dì tutti i fanatismi religiosi e politici, da un lato, e la moralità sessuofobica necessaria per gregarizzare e aggressivizzare le masse dominate da quei sistemi, dall’altro.

Penso oggi che quelle analisi possano essere utilmente integrate da un’analisi esistenziale.

Mi sembra che si possa affermare che l’uomo ha reagito allo shock esistenziale, in campo procreativo, con due fondamentali modalità di reazione: quella monastico-ascetica e quella socio-prolifica, che sono tuttavia entrambe riconducibili alla visione millenaristica.

La prima modalità prepara il Millennio (che essa considera in genere ormai imminente) con una sospensione di ogni attività che non sia quella della preghiera, della penitenza, dei proselitismo, e giudica la procreazione solo un’inutile e nociva concessione agli appetiti terreni.

Questo atteggiamento prevale in tutta la letteratura cristiana più ascetica, dalla patristica fino al rigorismo dei XVII e XVIII secolo. Essa trova la sua espressione più tipica in testi come l’Elogio della verginità (De sancta virginitate) di Sant’Agostino, ove è scritto che «i vergini risplenderanno in cielo come stelle lucenti, mentre i loro genitori saranno stelle senza luce», o come gli Atti di Giuda Tommaso, ove si narra la storia di due sposini che, la prima notte di matrimonio, hanno un’apparizione di Gesù e ricevono da Lui un solenne monito:

Sappiate – dice il Salvatore – che se non vi abbandonerete a questo atto sporco diverrete templi di purezza e scamperete alle afflizioni e all’onere dei figli, la cui sorte è sempre fonte di amarezza. Per essi, infatti, voi vi farete ladri e oppressori e sarete crudelmente afflitti dalle loro malefatte. I figli sono invero la causa di molti dolori perché possono incorrere nella maledizione del re o del demonio o della paralisi. Se si portano bene fino alla maturità, cadono poi nel male per adulterio o furto o fornicazione o vanità. 1

L’altra modalità di reazione allo shock esistenziale – quella prolifica – risale al biblico: « Crescete e moltiplicatevi» e ha appunto lo scopo di moltiplicare il Popolo Eletto, i seguaci della Vera Fede destinati a preparare il Millennio anche attraverso la lotta contro gli infedeli.

Così il bonum prolis diverrà la principale giustificazione del matrimonio per tutte le chiese cristiane. San Giovanni Crisostomo affermerà che le anime dei figli non concepiti accuseranno i loro potenziali genitori dinnanzi a Dio nel Giudizio Finale. E innumerevoli pontefici ribadiranno, fino ai nostri giorni, la loro radicale opposizione al controllo delle nascite, con rovinosi effetti sullo sviluppo economico e sulla lotta contro la fame e la guerra.

 

Non a caso questo accanito pro-natalismo del cristianesimo e delle altre religioni millenaristiche è stato puntualmente travasato nelle versioni politiche e secolarizzate dei Millennio: i totalitarismi di stampo fascista e comunista del nostro secolo. Ciò, ancora una volta, non è comprensibile in chiave né ideologica né economica, in quanto si tratta spesso di regimi fortemente anticlericali e caratterizzati da strutture economiche molto diverse (a volta a volta capitaliste, corporative o anticapitaliste).

Ma in un’ottica psicologica esistenziale, la convergenza pro-natalista di sistemi tanto disparati eppure accomunati dal dogmatismo salvazionista appare perfettamente spiegabile.

Anzitutto, il problema della sovrappopolazione, cioè dello squilibrio tra popolazione e risorse, non può esistere in una prospettiva di pensiero magico-religioso. Nel Millennio, sia esso religioso o politico, non può più esserci penuria. Così la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci trova puntuale rispondenza nella tesi marxista che «una società comunista potrà assicurare a qualsiasi popolazione, per quanto grande, il pieno soddisfacimento dei bisogni di tutti».

Inoltre, la soluzione millenaristica si accompagna sempre a una declinazione paranoicale dell’angoscia di morte e comporta sempre, pertanto, una lotta accanita contro le forze diaboliche e contro i loro agenti terreni, che tentano di opporsi all’avvento del Millennio.

Guerra Santa contro i nemici di Dio e Guerra Rivoluzionaria contro i nemici del Popolo Eletto o della Vera Rivoluzione sono quindi parte integrante del programma millenaristico. Ma per la guerra occorrono tanti, tanti combattenti pronti a morire eroicamente e sono quindi necessarie popolazioni pletoriche pronte alle guerre d’ invasione per attenuare l’eccessiva pressione demografica.

Al di là o al di qua di questi lucidi programmi espansionistici, la prolificità può assumere in molti individui e in molte culture un significato esorcistico verso la morte. E ciò non solo per l’ovvio motivo che i figli sono percepiti come una propria continuazione oltre la morte, ma anche perché l’atto procreativo, secondo una ipotesi di Ignazio Majore citata più avanti,2 costituisce per l’organismo metazoico un tentativo di assicurare ad alcune cellule la sopravvivenza dopo la morte dell’organismo stesso.

Molte culture, del resto, hanno istituzionalizzato questo rapporto tra figlio e immortalità, come si è visto, attraverso il culto degli antenati. Nella religione confuciana, solo attraverso la pietà dei discendenti che gli assicurino i dovuti rituali, l’uomo può avere la certezza di una felice esistenza ultraterrena.

Infine, l’angoscia di morte ebbe sull’andamento demografico, un enorme impatto indiretto perché, essendo proibito dal fanatismo religioso o politico ogni accorgimento contraccettivo, l’unica attività sessuale lecita e approvata divenne quella finalizzata alla riproduzione.

In Fuga dalla libertà3 Erich Fromm, sviluppando le famose osservazioni di Max Weber sui rapporti intercorrenti tra l’etica protestante e la nascita del capitalismo, mette persuasivamente a fuoco i nessi anche più stretti che legano l’attivismo economico dei capitalismo nascente con la teoria calvinista della Grazia: da un lato la costante incertezza di ciascuno circa la propria ammissione alla grazia divina (e quindi, alla salvezza dell’anima), dall’altro il riconoscimento dei successo economico come segnale della benevolenza divina, spinsero intere generazioni di calvinisti ad accumulare ricchezze, senza mai goderle, attraverso una vita interamente dedita al lavoro e all’investimento produttivo.

Anche se Fromm – che da bravo neofreudiano rimuoveva il  problema dell’angoscia di morte – non sembra rendersene conto, questa preoccupazione ossessiva per la Grazia e i suoi segni terreni è chiaramente collegata allo shock esistenziale e alla relativa difesa religiosa.

La Grazia, infatti, era la condizione necessaria e sufficiente alla salvezza ultraterrena, sicché averla o non averla equivaleva alla vita o alla morte dell’anima o, ancor peggio, alla gioia eterna o all’eterno tormento. Non c’è da stupirsi, quindi, se tanti protestanti si dedicarono a un attivismo economico frenetico.

Del resto, nel mondo cattolico già da tempo era in corso un fenomeno psicologicamente molto simile ed economicamente molto vistoso, anche se articolato in modo diverso.

Fin dal XIV secolo, cioè fin da quell’Autunno del Medioevo in cui, come si è rilevato in altra parte di questo libro, l’angoscia della dannazione giunse in tutto il mondo cristiano a livelli parossistici, si sviluppò nel mondo cattolico un regime testamentario nuovo che destinava alla Chiesa e alle opere pie parti cospicue del patrimonio del testatore, in cambio di una garanzia ecclesiastica di vita eterna. Scrive Philippe Ariès:

Il testamento è un contratto d’assicurazione concluso tra il testatore e la Chiesa, vicaria di Dio. Un contratto dal duplice scopo: innanzi tutto un « passaporto per il cielo », secondo l’espressione di Jacques Le Goff, oppure una polizza d’eternità i cui premi erano pagati in moneta temporale: i lasciti pii; ma anche un lasciapassare sulla terra per il godimento, così legittimato, del bene acquisito durante la vita (e i premi di questa garanzia erano, questa volta, pagati in moneta spirituale: messe, preghiere, atti di carità). 4

Nel quadro dì quel regime testamentario, che si protrasse sostanzialmente invariato fino al XVIII secolo (e con variazioni minori fino ai nostri giorni), oltreché grazie al commercio delle indulgenze che assunse notoriamente dimensioni sempre più massicce fino alla Controriforma, la Chiesa, le opere pie e gli ordini religiosi incamerarono immensi patrimoni che costituirono e costituiscono la base del loro formidabile potere economico.

Tanto l’attivismo produttivo del capitalismo protestante quanto l’accumulazione fondiaria e immobiliare (finalizzata alla rendita o all’assistenza) che prevalse nel mondo cattolico attraverso i lasciti testamentari e il commercio delle indulgenze furono fenomeni economici di cui è difficile esagerare l’importanza nelle rispettive aree d’incidenza.

Beninteso si trattò di fenomeni molto diversi. Ma questa diversità riguarda solo l’impatto che essi ebbero sullo sviluppo economico locale e mondiale e non i meccanismi di elaborazione delle tensioni psichiche di fondo. L’attivismo economico protestante fu ovviamente un fenomeno molto più importante nelle sue implicazioni produttive e culturali e, soprattutto, più capace di autonomizzarsi dalle sue matrici strettamente religiose. Mentre la tradizione testamentaria cattolica è andata progressivamente affievolendosi col declino delle certezze religiose, l’attivismo economico e produttivo è dilagato in tutto il mondo moderno ben oltre i limiti storici e geografici del rigorismo protestante, talché D.H. Lawrence poteva osservare negli anni ’20 che «il lavoro è lo stupefacente più diffuso della nostra epoca».5 Il motivo del fenomeno è evidente: indipendentemente dai dettami religiosi o teologici, l’ansia provoca facilmente reazioni motorie ripetitive e frenetiche, che hanno la funzione di sostituire, nell’uomo, la reazione fisiologica di  attacco e fuga e di smaltire le energie connesse alla secrezione adrenalinica. E’ per questo che la persona in stato di ansia cammina nervosamente avanti e indietro, tamburella ossessivamente le dita sul tavolo o agita ritmicamente una gamba.

L’attivismo lavorativo può essere una forma più elaborata che consente non solo una scarica motoria ma una efficace distrazione psichica dal pensiero ansiogeno. Quale che sia stata comunque, nel mondo cattolico e in quello protestante, l’elaborazione culturale ed economica delle tensioni di fondo, queste tensioni furono e restano esattamente le stesse nell’una e nell’altra area culturale. Si trattò sempre essenzialmente di angosce di dannazione scatenate dal rigorismo cattolico o dalla teoria protestante della Grazia; ma quelle angosce di dannazione, a loro volta, erano solo l’effetto tossico collaterale dell’antidoto con cui la psiche umana aveva tentato, da Zarathustra in poi, di esorcizzare l’angoscia di morte: e cioè la religione salvazionista e il mito relativo del Giudizio Universale.

Insomma, una psicologia consapevole dello shock esistenziale e delle sue complesse formazioni reattive può aiutarci a capire non solo i grandi movimenti religiosi e politici, ma anche i fenomeni demografici ed economici apparentemente più estranei alla problematica esistenziale.

In campo demografico, in particolare, essa può essere molto utile per comprendere le motivazioni profonde e spesso inconsce che stanno alla radice delle resistenze e razionalizzazioni religiose, politiche o comportamentali che si sono tenacemente opposte in ogni tempo e in ogni paese al controllo delle nascite, così ovviamente necessario per la sopravvivenza e il progresso dell’umanità. Per esempio, possiamo ora capire meglio perché il problema dell’esplosione demografica sia oggi così drammatico e, al tempo stesso, così trascurato: i dogmatismi religiosi e politici di stampo cattolico, fascista, islamista, marxista-leninista e perfino liberista non solo hanno contribuito a scatenare quell’esplosione contrastando ogni espressione non procreativa della sessualità, ma hanno anche impedito, con le loro promesse miracolistiche e la loro demagogia antimalthusiana, ogni contromisura denatalista. La coalizione di questi millenarismi ha già condannato a morte per fame centinaia di milioni di sventurati e altre centinaia di milioni ne condannerà nei prossimi decenni.

1 L. DE MARCHI, Sesso e civiltà, p. 91.

2 I. MAJORE, Morte, vita e malattia, Astrolabio, Roma, 1970.

3 ERiCH FROMM, Escape from Freedom, 1941. (Tr. it. Fuga dalla libertà, Comunità, Bologna, 1965.)

4 PHILIPPE ARIES, Storia della morte in Occidente, Rizzoli, Milano, 1968.

5 D. H. LAWRENCE, L’amante di Lady Chatterley, Mondadori, Milano, 1955, p. 161.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s