Daniela Mazzoli

Metti una sera a cena

Gigi arriva sempre puntuale. Ci vediamo di solito intorno alle otto, otto e un quarto al massimo. Gli piace cenare all’ora giusta, rispettando i ritmi del suo corpo e della giornata, anche se frequenta persone più giovani, che alle otto magari vanno in palestra o si mettono in fila per il cinema – tanto si mangia dopo. Gigi decide che per la sera in cui si vede lui ci comporteremo in maniera umana, occupando il nostro tempo, che non ci farà male andargli incontro. E infatti ha ragione. La serata diventa subito più lunga, e ne resta anche per ripensarci, quando si torna a casa, sul divano, a scorrere le brutte idee della seconda o terza serata. Già ne abbiamo nostalgia, già vorremmo telefonargli e prendere il prossimo appuntamento. Ma Gigi va a letto presto. Deve dormire per pensare, raccogliere le idee, e la mattina dopo è già al lavoro, che telefona, scrive, prende appunti, si diverte come un pazzo al pensiero di quello che gli è appena venuto in mente. Immagina un futuro sempre audace, immagina una rivoluzione cosmica intrinsecamente doverosa.

Se arriviamo tutti puntuali capita di vederlo sbucare dall’angolo in fondo a Via Bergamo, dove c’è ‘Al Padovano’, uno dei ristoranti che preferisce. Gigi è abitudinario, gli piace tornare nei posti dove si trova bene, non si spende troppo, ti chiamano per nome e ti portano anche la focaccia bianca appena arrivi, perché sanno che non riesci ad aspettare il piatto ordinato. Hai bisogno di mordere qualcosa prima, mentre ti scaldi alla conversazione degli amici con cui sei seduto e dividerai le prossime due ore della tua vita. Se invece arrivi in ritardo lui è dentro che ti aspetta, seduto, al ‘solito’ tavolo, che conversa con Francesco e gli chiede di enunciare che cosa c’è di buono questa sera. Si è già tolto il giaccone blu, il berretto, la sciarpa. Ha tenuto, però, i due gilet sotto il maglione a vu. Si copre sempre come se vivesse ancora a Milano cinquant’anni fa. Forse si sente protetto, non vuole prendere freddo. Gigi ha cura della sua salute, del suo corpo. Sa che deve lavorarci, durare, scrivere, fare l’amore. Dalla sua posizione ti sorride come se fosse la prima e l’ennesima volta che ti vede, perché è proprio contento che siete lì, in compagnia, che avete deciso di ritrovarvi. Anche se ti conosce molto bene. Si accorge subito se sei felice o hai gli occhi tristi di chi ha appena ospitato qualche pena del cuore, se stai per arrenderti al coro di cui lui non vuole far parte: il mondo che consuma e si consuma, che vorrebbe ridurti a merce, oggetto, vittima del potere, delle mode, delle routine, degli arroganti, dei finti pensatori, quelli che lui chiama ‘intellettualetti’ o ‘intellettualoni’, col culo in caldo – sempre parole sue – e in mano qualche bandiera da sventolare per l’occasione, pronti a dare una banale lenzuolata di saggezza.

Gigi ha una grande compassione per il dolore degli esseri umani, si mostra subito comprensivo, benevolo, per niente ironico, per niente scettico. Soffre anche lui, sempre, lo riconosce, te lo racconta, ti chiede di averne cura. Gigi dice che siamo come scimmie, ci imitiamo, viviamo in gruppo, qualche volta ci isoliamo, diventiamo aggressivi, difendiamo il territorio, ridiamo, ci togliamo il fastidio a vicenda, ci grattiamo la schiena, sappiamo di dover morire. Gigi ha una venerazione delicata e invincibile per lo splendore della grazia, della forza, per le donne che non si negano il diritto di essere femmine e anche libere, liberamente autentiche. Nota se indossi quella luce delle novità amorose, se hai una gioia, l’intelligenza aggiunta della passione. E te lo chiede mentre aspetti la tua pizza e lui i suoi ravioli ricotta e spinaci. Poi aggiunge, sempre, ‘mi fai assaggiare? naturalmente anche tu puoi prendere dal mio piatto’. Questa cosa Gigi la fa anche la prima volta che t’incontra, anche con persone che non sono abituate a dividere nemmeno la superficie dell’ascensore. Non c’è differenza, non considera le circostanze. Lui vuole mettere insieme l’esperienza delle cose. E poi è curioso, di sapere che sapore ha tutto quello che c’è in elenco. Così, a poco a poco, sera dopo sera, amici dopo amici, arriverà forse all’esaurimento delle portate.

Sembra che sia arrabbiato, o che ce l’abbia con qualcuno come fanno le persone che osservano molto e parlano bene, e per forza ce l’hanno sempre con qualcuno. Ma Gigi, anche quando è furioso, non dice mai ‘basta’. Non è sugli uomini che non si dà pace, è sui costumi: sul servilismo, sulla prontezza a piegarsi per una particina o un posticino, le occasioni immeritate e perdute, l’ottusità maligna, la semplificazione taccagna delle idee, i soldi che non si citano nemmeno più, tanto sembrano ormai il minore dei mali. Gigi è fiero di essere un solista, di trovarsi nel posto sbagliato ogni volta, di esprimersi come l’ultimo oratore di un linguaggio misterioso e incomprensibile. Ma Gigi non si arrende, sa che quel linguaggio – suoni, gesti, segni, sguardi, azioni puntuali, precise repliche, ascolto, memoria, abbracci – è tutto quel che abbiamo, è tutto quel che ha. Gigi non dice mai la sua vera età. Da quando lo conosco ha sempre avuto tra i sessanta e i settant’anni. C’è gente più giovane che non è nemmeno mai nata. Invece lui è sempre presente, a se stesso, alle cose che fa, alla sera che sta per finire. Quando Francesco porta il conto, su una ricevuta di carta gialla, anche quella antica come il resto, si paga un po’ per uno. Gigi non è mai diventato ricco. E a quell’ora non usa la macchina, perciò quando esci dal ristorante ti chiede se gli dai un passaggio. Sembra che sia tu a fargli un favore, invece lo fai a te stesso, così magari prima dei tre chilometri che lo separano dal suo appartamento ti dice ancora una cosa a cui non avevi pensato perché non avevi saputo dirla in quel modo. Oppure non dice niente che non abbia già detto mille volte, ma è lì e questo va già bene. Quando ti saluta ti rende sempre più piccolo con un suffisso d’affetto.

È pieno di debolezze disciplinate, è uno di quegli esseri umani che si può dire ‘ci voleva proprio lui: in questa fase storica, in questo momento di vita, per questa battaglia’ in uno qualsiasi degli ultimi decenni. È stato la persona giusta, e lo è ancora. Gigi continua a volerci.

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